Come configurare e gestire il Profilo dell’attività su Google (ex Google My Business)

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Categoria: Promozione locale, Strategia digitale

Tempo fa scrissi un articolo dove sottolineavo che un profilo Google non rivendicato dai legittimi titolari dell’attività è uno strumento monco, privato di gran parte delle sue potenzialità e funzioni; spesso sono più i problemi che crea di quelli che aiuta a risolvere.

☞ Ne parlavo qui: Che cos’è il Profilo su Google (ex Google My Business) e come funziona

Oggi voglio andare oltre e spiegarti passo passo quali sono i passaggi chiave per creare e verificare (o rivendicare, se già esiste), poi configurare e gestire una scheda Google My Business.*

* Ribattezzata da Google profilo dell’attività, nell’ennesimo cambio di nome. In questa terminologia, molto meno tecnica, è evidente l’intento di suggerire questa risorsa come sempre più accessibile, come se fosse del tutto naturale e ovvio averla. In ogni caso qui adotterò il termine scheda, profilo o Google My Business come sinonimi (mi interessa più la sostanza della nomenclatura).

I passaggi per gestire un Profilo dell’attività su Google

Le fasi che ho sintetizzato e di cui parlerò sono 5:

  1. Creazione della scheda o rivendicazione (se esiste già, ma è in mano a un gestore precedente)
  2. Verifica della stessa
  3. Compilazione delle informazioni di base, configurazione di tutti i campi e le sezioni utili, presa di coscienza delle funzioni principali
  4. Gestione, presidio e popolamento regolare di contenuti
  5. Ottimizzazione e inserimento in una strategia di Local SEO.

1. Creazione o rivendicazione della scheda

La prima cosa da fare è capire se la scheda esiste già. Se esiste già, va rivendicata; se invece non esiste, va creata e verificata.

Per scoprire se c’è già o crearla, ci sono tanti metodi. Si può partire:

  1. da Google Maps – sito o app – e, cercando sulla mappa, vedere se siamo già presenti; poi avviare direttamente da lì la procedura di creazione, verifica o rivendicazione
  2. dal sito verticale di Google dedicato alla gestione dei profili, business.google.com
  3. dalla app Google My Business, che esiste per Android e iOS
  4. dall’assistente vocale di Google installato sui cellulari Android.
Schermata: creare un profilo Google con l'assistente vocale
Da poco si può creare un profilo anche con l’assistente vocale di Google, sempre più usato sui cellulari Android: Portare la tua impresa online non è mai stato così semplice e veloce.

La mia preferenza, per ora, va al sito business.google.com, soprattutto se si opera da desktop.

Schermata iniziale di business.google.com
La schermata dei sito business.google.com

In questo caso, vedrai la schermata iniziale con un bottone d’invito ‘Gestisci ora’. Cliccalo e accedi con il tuo account di Google o, se non ce l’hai, segui i passaggi per creane uno (con l’occasione, puoi scegliere un nuovo indirizzo gratuito di posta Gmail o, se preferisci, collegarlo a una mail di dominio aziendale preesistente).

A questo punto, ti trovi dentro alla dashboard di Google My Business. Vedrai subito un campo di ricerca: usalo per cominciare a digitare la tua attività. Se, digitando la tua denominazione aziendale (che in tanti casi non è così inequivocabile, ma per ora sorvoliamo), compare già un’attività con lo stesso nome, potrebbe essere un’omonima oppure potresti scoprire che esiste già una scheda a tuo nome, proprio al tuo indirizzo.

Se non esiste, puoi creare il profilo ex novo; se ci fosse già, lo devi rivendicare. In entrambi i casi, Google ti guida in modo molto chiaro.

Non mi soffermo sulla rivendicazione, che ha dei passaggi tutti suoi. La cosa brigosa è che spesso devi ‘strappare’ il profilo dalle mani di un gestore precedente che se ne è impossessato, forse in buona fede; magari è un vecchio fornitore, con cui non sei più in relazione. Se è il tuo caso, prova a seguire le istruzioni oppure scrivimi per una consulenza e risolverò il problema per te.

2. Verifica dell’attività

Una volta creata la scheda, Google ne richiederà la verifica.

La verifica è il passaggio di controllo necessario a dimostrare che la persona che sta chiedendo di creare quella scheda ne è la legittima proprietaria o ha un incarico autorizzato dalla proprietà.

In epoca pre-Covid questa fase poteva avvenire anche con metodi molto agili, per esempio una semplice telefonata o una mail di conferma. Oggi il metodo più utilizzato è molto tradizionale e fisico, attraverso l’invio di una cartolina postale. Il mittente è lo stesso Google (da Mountain View, CA) e destinataria l’impresa, all’indirizzo indicato come sede dell’attività.

Se si è dichiarato di ricevere i clienti nel proprio ufficio o negozio, allora la posizione indicata sarà visibile anche sulla mappa online (attraverso Google Maps e Google Search); altrimenti Google userà l’indirizzo solo per l’invio della cartolina e per determinare l’area di estensione del servizio, ma poi, a processo di verifica concluso, o terrà poi nascosto. Dunque non avere timore a digitare l’indirizzo per questa fase, perché è sempre a tua discrezione – a seconda di ciò che accade per la tua attività – scegliere se pubblicarlo o no.

☔︎ Piccolo grande dettaglio: se a quell’indirizzo non c’è una cassetta postale, sarà molto più complicato portare a termine la procedura di verifica.

Se non ci sono problemi particolari, la cartolina arriva in genere nel giro di un paio di settimane. Se per caso tarda ad arrivare, puoi richiedere un ulteriore invio. Una volta recapitata, ci troverai un codice, che avrai cura di riportare nell’apposita sezione del profilo. Dopo aver verificata la scheda, verranno sbloccate alcune funzioni chiave fino a quel momento inaccessibili o spente.

Caso particolare: cambio di indirizzo

Se gestisci una scheda e a un certo punto l’azienda trasloca o sposta la propria sede operativa, non è necessario richiedere di nuovo la verifica; sarà sufficiente cambiare il campo dell’indirizzo, posizionare correttamente l’icona di puntamento sulla mappa e attendere l’approvazione da parte di Google – che incrocerà una serie di dati per ritenere la modifica attendibile.

✏︎Più c’è coerenza tra tutte le informazioni che comunichi in rete e meglio è. Dunque distribuisci in modo identico questo stesso dato – parlavo del nuovo indirizzo, ma vale anche per il nome dell’attività – in tutti i tuoi avamposti digitali: sito, social, altre mappe online. Il fatto di dare in pasto a Google informazioni coerenti concorrerà a suffragarne la veridicità; oltre che orienterà meglio le persone.

3. Compilazione di base, popolamento dei campi utili, presa di coscienza delle funzioni principali

Prima della verifica della scheda si possono già compilare alcuni campi essenziali; ma è solo una volta terminata la procedura di verifica che si sbloccheranno tutti i campi e le funzioni disponibili per la propria tipologia di attività.

La compilazione deve essere la più accurata e completa possibile. Ovvero: bisogna dare informazioni estremamente precise e aggiornate e nessuno dei campi a disposizione deve essere trascurato. Ogni dettaglio è importante perché:

  • alcune informazioni concorrono a determinare il posizionamento della scheda nelle ricerche locali
  • una buona compilazione migliora l’impatto comunicativo della scheda e trasmette alle persone cura, completezza e presenza.

Ricordiamoci sempre che l’obiettivo di Google è valorizzare i dati per far incontrare domanda (ricerche online) e offerta (risultati di ricerca, tra cui i risultati locali).

A questo proposito occorre fare attenzione perché, se è pur vero che Google è molto bravo a guidarci nella compilazione del profilo, è anche vero che non tutte le parti e gli elementi di cui è costituito affiorano subito, dunque ci vuole una certa dose di scrupolo per non dimenticare nessuna sezione, stanare quelle nascoste o non immediatamente evidenti, che andranno comunque curate.

Le informazioni che possiamo dare sono di tanti tipi: testuali, ipertestuali, visive, multimediali ecc. I primi campi da compilare sono naturalmente legate al branding e alle informazioni principali di contatto: nome, logo, immagine di copertina, orari di apertura (se ha senso inserirli), numero di telefono, link al sito, categoria di appartenenza e breve descrizione dell’attività (se la tipologia lo consente).

La cosa migliore, secondo me, è fare un po’ di consulenza o formazione per essere consapevoli delle opportunità e conseguenze di alcune scelte.

Schermata dashboard Google My Business
Lo screen di compilazione di una scheda non ancora verificata nella dashboard del sito business.google.com.

La scelta della categoria

Un esempio insidioso tra tutti: l’attribuzione della/e categoria/e dell’attività. Oltre a quella principale, se ne possono inserire 9 secondarie, dunque fino a 10 (poi ci sono varie teorie sul fatto che sia meglio metterne poche o tante, entro questo limite).

Google ne ha previste circa in tutto 4mila, di cui la maggior parte tradotte in italiano. Per esperienza posso rilevare che, a dispetto di questo ampio numero, restano diverse zone d’ombra nell’attribuzione delle categorie (dovute in parte anche alla differenza tra il mercato statunitense e quello italiano). Per fortuna in rete ci sono strumenti che consentono di studiarne a tavolino il catalogo completo.*

* Per esempio io trovo molto utile l’elenco categorie di Google My Business Italia di Local Strategy, che viene aggiornato periodicamente.

La scelta della categoria è un’opzione tutt’altro che trascurabile, dal momento che da essa dipendono numerose altre variabili della scheda; alcune funzioni, per esempio, sono disponibili o meno a seconda della categoria di appartenenza.

Inoltre – per dichiarazione di Google stesso – la categoria è uno dei fattori che, nell’insieme, determinano il posizionamento della scheda nelle ricerche locali.

I messaggi diretti

Schermata Messaggi dalla app Google My Business

Da ultimo, bisogna avere coscienza di quali sono le funzioni attivabili e configurarle al meglio. Ne cito una per tutte: i messaggi diretti. Non sono altro che un sistema di messaggistica, simile al messenger di Facebook per intenderci, o a un risponditore installato sul sito.

Una volta attivata la sezione, il profilo conterrà un pulsante che inviterà le persone a inviarci un messaggio (di cui dovremo accertarci di ricevere la notifica sul cellulare: ci verrà recapitata sulla app Google My Business o via Google Maps).

Si può anche personalizzare il messaggio di benvenuto.

È un meccanismo più simile a una chat (sincrona) che a una mail (asincrona), dunque richiede un presidio vigile e attivo: non bisogna insomma far passare troppo tempo tra domanda e risposta. Trascorse le 24/48 ore di mancata risposta a un messaggio ricevuto, Google dichiara di disattivare la funzione.

4. Gestione, presidio e nutrimento regolare di contenuti

In genere questa è la parte più difficile da far capire: compilare il profilo una prima volta non basta; bisogna nutrirlo regolarmente di contenuti e gestirlo in modo attivo e proattivo. Una scheda viva e presidiata verrà presa molto più in considerazione, da Google e dalle persone, dunque avrà molto più probabilità di tradursi in clic, ovvero richiesta di contatto, messaggi, chiamate e indicazioni stradali.

Oltre a tenere le informazioni essenziali aggiornate, le cose che consiglio di fare sono:

  • popolare periodicamente la scheda di foto, distribuendo tra foto degli interni, degli esterni e dello staff
  • pubblicare regolarmente contenuti nella parte dinamica della scheda, quella che prevede post, offerte, eventi, aggiornamenti in merito al Covid19; attenzione: questa sezione varia a seconda della categoria dell’attività
  • compilare la parte di catalogo dei prodotti e servizi
  • pubblicare le risposte alle domande frequenti
  • gestire le recensioni, ovvero 1) sollecitarle e 2) rispondere a quelle ricevute, sia positive sia, a maggior ragione, negative (l’argomento è cruciale e molto ampio, dunque ne parlerò in un post dedicato)
  • gestire i messaggi
  • in parallelo, curare la ricchezza e coerenza dei contenuti sul tuo proprio sito, perché Google ne terrà conto per avvalorare le informazioni fornite nella scheda e per restituire i risultati di ricerca.

5. Inserimento in una strategia di Local SEO

Con questo quinto e ultimo punto spalanchiamo una porta che in realtà è un portone, dunque lo tratterò solo superficialmente, per rimandarlo come argomento di un approfondimento a parte.

La scheda su Google non è che uno dei tasselli di una strategia più ampia, che possiamo includere nell’etichetta Local SEO, cioè l’ottimizzazione per i motori di ricerca in ottica locale.

Cosa significa? Due cose principali:

  1. Il profilo dell’attività su Google è molto utile e potente, e guai a non averlo, ma da solo non basta. Rappresenta una delle tessere di un puzzle da costruire continuamente.
  2. Se si sa manovrare la Local SEO e si sanno gestire bene tutti i suoi fattori, legati innanzitutto – ma non solo – al nostro sito (aspetti tecnici, di contenuto, connessioni da e verso), allora la scheda Google My Business potenzierà enormemente la propria efficacia. In altre parole diventerà un booster della nostra presenza online in ottica locale.

Insomma, la scheda funziona egregiamente in ottica di rete, come elemento di una tela più ampia. Ne riparleremo.

Antonella Gallino

Mezza piacentina e mezza milanese, sono emiliana e lombarda nello stesso cuore. Dal 1999 al 2012 ho lavorato come consulente per varie case editrici. Dal 2013 aiuto aziende, professionisti e realtà locali a comunicare e promuoversi, online e non solo.

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