Google Business Profile per professionisti: come configurare il profilo

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Categoria: Promozione locale, Strategia digitale

In questo articolo ti spiego quali sono le opportunità di Google Business Profile (ex Google My Business) per i professionisti e le professioniste, e come compilare la scheda in modo corretto per farti trovare online.

Se svolgi un’attività professionale, probabilmente ti trovi in una di queste situazioni:

  1. hai uno studio dove ricevi i clienti, solo tuo
  2. hai uno studio dove ricevi i clienti, in condivisione con altri professionisti
  3. non hai uno studio visitabile (es. lavori in casa e non vuoi far sapere il tuo indirizzo preciso), ma visiti i clienti al loro domicilio o presso le loro sedi
  4. lavori in un co-working
  5. lavori esclusivamente online / da casa.

Per prima cosa ti consiglio di leggere il post che risponde alla domanda Posso aprire un profilo Google Business anche senza sede fisica? perché può fugarti tanti dubbi.

Se escludiamo il caso 5, l’unico che ti esclude dall’iscrizione al programma, per ciascuna delle altre ipotesi servono accorgimenti diversi.

Vediamo a uno a uno tutti i campi di compilazione della scheda, a partire da Nome e Categoria, che nella fattispecie dei professionisti non sono affatto banali; poi passiamo al resto.

Ti ricordo che puoi iscriverti al programma Google Business Profile da qui: Trova potenziali clienti su Google senza costi grazie al profilo dell’attività. L’iscrizione è gratuita, quello che non è gratuito è sapere cosa fare. Leggi l’articolo che segue orientarti poi, se vuoi agire in modo più strategico, contattami per una consulenza.

Nome e Categoria

Nome dell’attività

Un professionista che non ha adottato un nome di brand, ma lavora con il proprio nome e cognome anagrafici, userà quelli per compilare il campo nome. E basta?

In base alle norme generali di Google, il nome dell’attività non deve mai includere slogan di marketing, caratteri, segni speciali o simboli di marchio registrato, sigle commerciali irrilevanti ai fini del naming (come Sas, Ltd ecc.).

Per slogan di marketing si intendono il payoff che accompagna il nome nella nostra identità di immagine, eventuali claim o altri descrittori che non facciamo parte della denominazione vera e propria dell’attività.

I professionisti, però, sono considerati una fattispecie particolare e godono di una sorta di deroga, nel senso che possono includere nel campo nome anche il proprio titolo professionale. Google si riferisce in particolare ai professionisti ordinistici, regolati da un albo professionale. Riporto dalle linee guida:

Medici, dentisti, avvocati, promotori finanziari e agenti immobiliari o assicurativi sono tutti professionisti. I profili dell’attività per i professionisti possono includere titoli di studio o lauree (ad es. Dott., Avv., Rag., AF*).

* Analista Finanziario.

Se ne deduce che si possano accostare al nome titoli come Fisioterapista, Psicoterapeuta, Nutrizionista, Commercialista e così via; il che indubbiamente favorisce nel ranking, ossia nella graduatoria di visibilità, perché queste apposizioni coincidono con le parole chiave che le persone usano quando cercano online.

Applicando il criterio in un modo un po’ più estensivo, cioè anche alle professioni prive di albo, c’è chi aggiunge appellativi come Web Designer, Copywriter ecc. Non so se sia del tutto lecito, ma non mi sento nemmeno di dire che si tratti di violazione. Sempre con giudizio e senza esagerare.

La norma generale bandisce i descrittori e le keyword nel nome, che sono considerati un’attività scorretta, passibile di segnalazione – a meno che non facciano parte del nome di brand. Qui siamo evidentemente all’interno di una deroga riservata ai professionisti e dai confini sfumati.

Categoria dell’attività

Riguardo alle categorie, il sistema dà tanta scelta (sono circa 3mila in tutto), ma poco margine di manovra: è un elenco dettato da Google, in costante aggiornamento ma pur sempre rigido. Non si possono infatti inserire categorie personalizzate.

Per trovare la categoria più adatta consiglio di andare per tentativi, cioè di cominciare a digitare e valutare i suggerimenti. Un altro metodo è consultare gli elenchi online ricavati da alcune agenzie, che aiutano a fare ragionamenti più a tavolino; per esempio io uso questo degli amici di Local Strategy, Elenco categorie di google my business Italia.

Fai caso che i nomi delle categorie sono traduzioni italiane dal mondo anglosassone e in particolare statunitense; alcune potrebbero esistere solo in originale, perché non ancora tradotte o perché non esiste un vero e proprio equivalente in Italia; in questi casi puoi anche usare quelle originali inglesi. Le categorie italiane e inglesi possono anche convivere.

Si possono inserire fino a 10 categorie, ma la più importante è quella che andremo a indicare come principale, l’unica che Google renderà visibile al pubblico. È bene che non sia troppo generica, compatibilmente con quelle a disposizione: la specificità paga.

La scelta della categoria non va fatta con leggerezza, perché è uno dei fattori principali di ranking, ovvero in base a cui Google presenta i risultati delle ricerche online. In altre parole: puoi essere in testa o in coda ai risultati anche in base alla categoria e alle categorie che hai selezionato. Le categorie ti collocano in un determinato àmbito di servizi e concorrono a fare il match tra la tua attività e le ricerche delle persone.

La scelta della categoria va studiata molto bene, perché è uno dei fattori che determinano il tuo posizionamento online nelle ricerche locali.

Sede

Se hai un ufficio visitabile, puoi inserire l’indirizzo. Deve corrispondere a un ufficio visitabile, corredato da un’insegna o una targa (o almeno un citofono), aperto al pubblico in certi orari, che indicherai nell’apposita sezione, o su appuntamento.

Al di là di questo caso, piuttosto semplice – esempio: sono un’avvocata e ricevo i clienti nel mio studio – vediamo alcune situazioni particolari.

Se condividi uno studio con altri professionisti

Se condivido uno spazio con altri professionisti ciascuno avrà una scheda indipendente, con i propri dati, e tutte le schede avranno il medesimo indirizzo.

Tendenzialmente questo non è un problema per Google – pensa a un grattacielo o a un qualsiasi numero civico di edifici che ospitano più attività – ma potrebbe diventarlo per te nel momento in cui a quello stesso indirizzo si trovino profili di altri professionisti con la tua stessa qualifica e categoria, perché nei risultati di ricerca una scheda potrebbe cannibalizzare l’altra. La strategia per affiorare in questa competizione non è banale.

Se sei titolare della scheda sfortunata, contattami per una consulenza.

Se lo studio è un’entità a sé, ovvero ha una sua denominazione e una reception aperta al pubblico negli orari di visita, dovrebbe avere un profilo proprio. È il caso tipico di tutti i poliambulatori.

Qui si può decidere:

  • può essere lo studio a gestire le schede dei propri specialisti
  • gli specialisti possono avere ciascuno una propria scheda e gestirla autonomamente.

Ciascuna scelta ha conseguenze diverse, anche nella prospettiva in cui uno dei professionisti se ne vada. Consiglio di valutare la strategia caso per caso.

Se sei un professionista sanitario, dai un’occhiata alla sezione dedicata delle linee guida: Iniziare a utilizzare un profilo dell’attività per un fornitore di servizi sanitari.

Se lavori in più studi

In questo caso puoi valutare l’opportunità di creare un profilo per ciascuno studio dove operi. Se il recapito di contatto non cambia, puoi usare lo stesso numero di telefono (per esempio il tuo cellulare).

NB: Se inserisci gli orari, fai in modo che non si sovrappongano tra i diversi studi, perché Google ci tiene all’esperienza utente e non crede all’ubiquità 🙂

Se lavori in un coworking

Riguardo ai coworking le regole di Google sono piuttosto severe. Eccole:

Le attività possono indicare un ufficio in uno spazio di coworking solo se l’ufficio ha un’insegna chiara e durante l’orario di apertura riceve clienti e dispone di personale presso la relativa sede.

Attenzione perché per insegna dell’ufficio non intende quella del coworking, che senz’altro ci sarà, ma quella dell’attività che si pretende di rivendicare. Non si tratta quindi del noleggio saltuario di una stanza o di una scrivania a rotazione, ma qualcosa di più strutturato e durevole, più simile alla locazione a medio termine di uno spazio dedicato, con tanto di targa esterna e orari di apertura, presidiati non dal personale del coworking, ma da quello dell’attività a cui si vorrebbe intestare la scheda.

In altre parole non basta appoggiarsi a un coworking per intestarsi un Google Profile a quell’indirizzo, a meno che non siano verificati i requisiti di cui sopra. Questo almeno stando alle linee guida, poi in giro si vede un po’ di tutto.

Se lavori a casa e/o non vuoi pubblicare alcuna sede

Se non hai o non vuoi rendere pubblico alcun indirizzo, ci sono diverse ipotesi:

  1. ti qualifichi come Service Area Business (SAB), cioè come servizio a domicilio del cliente, perché lo visiti presso la sua sede, per esempio sei sei consulente, formatrice, agente di commercio o simili
  2. ti qualifichi in parte come SAB e per il resto lavori online
  3. non sei eleggibile per il programma Google Business Profile perché lavori esclusivamente online e non rientri in nessuno dei due casi precedenti.

Relativamente alle SAB e alle attività senza sede eleggibili, ne ho già parlato in questo articolo a cui ti rimando per i dettagli: Posso aprire un Profilo dell’attività su Google anche senza sede fisica?

Nello step che ti chiede se Vuoi aggiungere una sede che i clienti possono visitare, ad esempio un negozio o un ufficio, risponderai di no; nella schermata successiva indicherai su quale territorio offri il tuo servizio a domicilio, nei limiti che suggerisco nel post.

Recapiti di contatto

Esaurito il discorso sede ed eventuali aree coperte dal servizio, Google ti chiede i dati di contatto, ovvero numero di telefono o sito web. Per proseguire devi inserire almeno una delle due voci.

Qui, secondo alcuni, il fatto di non mettere il numero di telefono sfavorisce la scheda, perché toglie il contatto diretto che corrisponde al bottone “Chiama”. È pur vero che molti professionisti scongiurano le chiamate a freddo e preferiscono far transitare le persone dal sito, dove è presente un form di contatto, o dal link di prenotazione.

Resta comunque sempre disponibile, previa attivazione, l’opzione della scheda Messaggi diretti, che è una vera e propria chat.

Riguardo al sito, consiglio sempre di metterlo e di tracciare il link con il sistema UTM, in modo da riconoscere questi accessi nel traffico del tuo sito.

* Ti consiglio di tracciare ogni link al tuo sito con i parametri UTM, così poi, quando leggerai i dati di traffico su Google Analytics (sempre che si possa ancora fare, ndr), potrai sapere esattamente quanti accessi ti ha portato il profilo dell‘attività su Google.

Se non hai il sito, puoi valutare di usare quello gratuito offerto da Google, molto limitato e monopagina, ma pur sempre meglio di niente.

Verifica

A questo punto il processo continua con gli step canonici richiesti dal programma, a partire dal più importante che è l’inserimento dell’indirizzo postale per ricevere la cartolina di verifica; se non hai indicato una sede visitabile, non verrà pubblicato.

La cartolina arriva nel giro di 2 o 3 settimane e contiene un codice numerico che dovrai inserire.

Personalizzare il profilo

Prosegui con i passaggi successivi per personalizzare il profilo, ma tieni conto che alcuni di questi verranno ‘sbloccati’, cioè resi visibili, solo una volta effettuata la verifica.

Configura bene la descrizione, gli attributi, i servizi ed eventuali prodotti che offri. Aggiungi il logo, le foto e compila bene tutte le parti della scheda, testuali e visive, tenendo sempre conto della chiarezza delle informazioni e dell’impatto comunicativo.

Aggiungi un link al tuo eventuale sistema di prenotazioni, se ne hai uno.

Attiva la messaggistica diretta, compila la sezione domande e risposte a mo’ di FAQ, pubblica i primi post con offerte e aggiornamenti.

Per una guida alla compilazione passo passo, ti rimando anche alla guida generale Come configurare e gestire il Profilo dell’attività su Google.

Dopodiché tieni la scheda sempre aggiornata, popolata di contenuti e presidiata attivamente, sia perché questo ti favorisce agli occhi delle persone (e di conseguenza di Google), sia perché è un sistema in continua evoluzione, dunque alcune cose potrebbero cambiare nel tempo.

Last but not least, richiedi e rispondi alle recensioni.

Conclusione

Spero che questo post ti abbia chiarito alcuni dubbi e possa farti da vademecum nella compilazione del profilo. Ti lascio giusto con qualche osservazione in coda:

  • ho voluto dare regole piuttosto precise, ma come avrai intuito ci sono diverse zone grigie e aree interpretabili, che vanno valutate caso per caso
  • la scheda Google Business non è che una delle pedine della tua scacchiera e va integrata in una strategia più ampia che coinvolge anche il tuo sito e gli altri tuoi canali di comunicazione e in generale tutta la tua rete di contenuti e relazioni.

Se vuoi fare sul serio o non hai tempo di spaccarti il cervello su questa ennesima task list, contattami per una consulenza specializzata.

Antonella Gallino

Mezza piacentina e mezza milanese, sono emiliana e lombarda nello stesso cuore. Dal 1999 al 2012 ho lavorato come consulente editoriale; dal 2013 aiuto aziende, professionisti e realtà locali a comunicare e promuoversi, online e non solo.

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